IMMAGINARE / GUARDARE AL PAESAGGIO

IMMAGINARE
esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione, educazione allo sguardo, racconto
Un progetto di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Programma
Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Passeggiate e perlustrazioni fotografiche

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana – 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura – Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi Orario: 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Prenotazione obbligatoria vedi dettaglio

Nell’ambito del progetto e.art, ElbaArteAmbiente in corso a Marciana, isola d’Elba, promosso dal Comune di Marciana in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e con il patrocinio della Provincia di Livorno, proponiamo IMMAGINARE, un laboratorio sociale e artistico che parte dalla fotografia.

e.art è un progetto che promuovendo l’arte, intesa anche come mezzo, vuole stringere nuove, proficue connessioni, creando un costante collegamento tra persone con simili ideali e sensibilità, per attivare una responsabilità sociale nei confronti del territorio, stimolando le coscienze finché la comunità di Marciana saprà pensarsi come tale e conseguentemente agire per un fine comune.

IMMAGINARE, un progetto per esplorare il paesaggio tra fotografia, conoscenza, protezione del territorio e del paesaggio, educazione allo sguardo, racconti e suoni. Una idea/opera di Andrea Abati / Dryphoto arte contemporanea con la collaborazione di Lorenzo Paolini.

Lunedì 7 settembre 2020, ore 15.30/19 e martedì 8 ore 9/12 – Marciana e dintorni
> Il tempo, l’abbandono, la cura
Passeggiate e perlustrazioni fotografiche.

Introdotti dal lavoro di Andrea Abati e dalle ragioni che lo sostengono, attraverso una lenta passeggiata in alcuni luoghi del territorio di Marciana e dintorni, con l’autore, coadiuvato da Lorenzo Paolini, andremo a riflettere sul paesaggio, urbano e antropizzato del territorio di Marciana. Osserveremo le sue trasformazioni, le tracce del tempo, raccogliendo idee, suggestioni, immagini, stimoli per la tutela, la conservazione, la valorizzazione con la produzione di immagini per raccontare non solo i luoghi oggi indagati, ma anche lo sguardo contemporaneo che su questa parte di territorio pongono i partecipanti.

Obbligatoria la prenotazione
Partecipazione gratuita. Posti limitati. E’ necessaria l’iscrizione da farsi entro scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

Domenica 18 ottobre 2020 – Marciana | 18.30
> Il tempo, l’abbandono, la cura Inaugurazione mostre

Lunedì 19 ottobre 2020 – Marciana, Collegiata di San Sebastiano e altri luoghi | 11-18
> Guardare al paesaggio – Incontri tra visionari

Una riflessione tra fotografia, paesaggio, suoni, cura, abbandono.
Incontri esperienzali con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Per approfondire e discutere i diversi aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta, multidisciplinare e propositiva.
Il paesaggio toscano e quello elbano in particolare, sono un patrimonio straordinario, stratificato nei secoli, un bene comune che va tutelato e salvaguardato ma anche vissuto con intelligenza e attenzione. Per questo abbiamo organizzato questo incontro esperienziale con architetti, urbanisti, fotografi, musicisti, ambientalisti, ecologisti, optometristi esperti della visione. Vogliamo approfondire e discutere alcuni aspetti del paesaggio e le problematiche ad esso legate, in una visione che sia aperta,

multidisciplinare e propositiva. Incontreremo sia chi progetta il paesaggio sia chi lo tutela con amore e talvolta con rabbia, ma anche chi semplicemente lo vive o ne usufruisce come fonte di ispirazione o rigenerazione, interagendo con esso o traducendolo con suoni o parole, come il poeta, il musicista, lo scrittore. Un optometrista ci introdurrà a scoprire e sperimentare alcuni dei meccanismi ottici e fisici, ma anche psicologici, della visione per una sempre necessaria riflessione sulla percezione. Ci accompagnerà anche una riflessione sulla fotografia in particolare sulla scuola italiana di fotografia che, per l’attenzione che ha riservato al territorio italiano, ha contribuito alla modifica della sua rappresentazione e perché i temi della visione e della percezione che sono alla base della ricerca artistica dei suoi componenti e anche del nostro intervento.

Una idea curata e condotta da Andrea Abati.

Programma:
– La visione, esperienza con Al Zyod Nedal, optometrista e neuropsicologo
– Piazza dell’immaginario: la gente cambia. Vittoria Ciolini, Dryphoto arte contemporanea.
– Le panchine di Tamara. Una storia d’affetto. Cecilia Pacini, presidente Italia Nostra Toscana.
– Le cose si cambiano, riuso e innovazione. Valerio Barberis, docente di Progettazione architettonica, Università di Firenze.
– Il Mediterraneo come luogo di diffusione e transito di millenarie culture, una esperienza di rinnovamento, Carmelo Nicosia, direttore Fondazione Oelle, Catania –pausa pranzo
– L’ascolto: come la musica racconta il paesaggio
– La storia incompiuta, storie e gente di Marciana
– Tempo e fotografia. Vittorio Albonetti
– I luoghi sempre in eterno Mutamento, Andrea Abati, fotografo

Obbligatoria la prenotazione. Posti limitatati

Partecipazione gratuita. E’ necessaria l’iscrizione scrivendo una email a: andrea.abati@tiscali.it contenente nome, cognome e recapito telefonico dei partecipanti; sarete ricontattati per la conferma. Si ricorda che i posti saranno limitati nel rispetto delle norme anti contagio Covid-19. I percorsi saranno facili, adatti a tutti, si raccomandano comunque scarpe chiuse, adatte a camminare anche su sentieri. Per informazioni: mandare un sms di richiesta al 3473624286 e sarete ricontattati, oppure scrivere a andrea.abati@tiscali.it con le info richieste. E’ in corso la domanda di crediti formativi per Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

A cura di:
Andrea Abati
Si occupa di fotografia dalla fine degli anni Settanta.
Punto di partenza del suo lavoro sono l’analisi delle trasformazioni del paesaggio architettonico industriale, l’osservazione simbolica della natura antropizzata, l’attenzione all’avvicendarsi delle genti e al mutamento del tessuto sociale della città attraverso un uso della fotografia come strumento di conoscenza e di relazione tra il sé e il mondo. Per l’artista abbandonare il concetto di opera e pensare di innescare pratiche artistiche nella sfera pubblica, può in certi momenti diventare prioritario.
Dal 2008 si occupa anche di video. Ha esposto in numerose mostre collettive e personali in Italia, Europa, Usa.
www.andreaabati.it

Dryphoto arte contemporanea
Uno spazio no profit che inizia la propria attività nel 1977 in molteplici ambiti culturali, organizzando mostre, conferenze, spettacoli e workshop. All’epoca, un nucleo di artisti e operatori culturali s’incontrava per confrontarsi sulle peculiarità del linguaggio fotografico, per creare progetti sperimentali e organizzare mostre. Nel 1981 fu inaugurata la sede espositiva, sita in Via Pugliesi 23 nel centro storico della città, con due mostre intitolate Topographie, Iconographie e Still-life di Luigi Ghirri. Riflettere sul significato linguistico del medium fotografico, sui meccanismi della visione e della rappresentazione della realtà significava allontanarsi dalle istanze della fotografia a carattere etnografico e antropologico e dalla linea del fotoreportage. Dryphoto intendeva così operare uno spostamento di sguardo e di poetica alla luce anche delle forti istanze di cambiamento sociale e di ricerca d’ identità sentiti in quegli anni. L’attività espositiva della galleria è caratterizzata da un’attenzione costante ai giovani, senza però dimenticare artisti già affermati. Dryphoto ha da sempre cercato una relazione privilegiata con il territorio che abita, una vocazione politica che ci accompagna fino dalla nascita, lavorare tenendo conto del qui ed ora, senza cadere in nessuna sorta di provincialismo. Dalla necessità di uscire dai vari cerimoniali espositivi, dal rifiuto di vivere solo in spazi ed ambiti privilegiati ed istituzionali siamo arrivati alla creazione di progetti che, attraverso il coinvolgimento di diverse figure professionali, tengono conto della realtà economica e socio- politica del territorio nel quale ci troviamo ad operare influenzata dai grandi cambiamenti avvenuti a livello globale. Nel 2011 Dryphoto arte contemporanea si trasferisce nell’attuale sede di via delle Segherie. La Direzione è affidata a Vittoria Ciolini. www.dryphoto.it

Per informazioni e prenotazioni: andrea.abati@tiscali.it – oggetto: IMMAGINARE 2020 info tel: 3473624286 / 0574 603186

 

Dal 2018 ad oggi Abati ha posto la sua attenzione sullo spostamento degli ospedali in Toscana.

I Nuovi Ospedali un progetto importante della Regione Toscana, la realizzazione di quattro nuove strutture ospedaliere a Prato, Pistoia, Apuane e Lucca; il “Nuovo Ospedale”, è costruito intorno ad un nuovo modello organizzativo per intensità di cure, capace di dare risposte personalizzate alle cure dei pazienti.

Abati concentra la sua attenzione sugli ospedali di Pistoia e Prato e con la sua consueta poetica narra il momento della “distruzione” delle vecchie strutture.

Geografia antropica. Dal 1986 fino all’ex Ospedale del Ceppo. È il titolo della mostra e della pubblicazione a cura di Alba Braza in attesa di apertura rimandata a causa della pandemia covid-19.

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2017 #7

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018 #7

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018 #27

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018 #19

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018 #13

I Luoghi del Mutamento, Pistoia, Ospedale del Ceppo, 2018 #12

“Passaggi”, ispirata al tema della memoria e del mutamento, intende mettere a confronto e far dialogare fra loro la straordinaria forza dell’architettura del rifugio “Vittorio Putti”, con la scultura, la fotografia e l’immagine video. La mostra è ideata da Paolo Quartapelle insieme alla  curatrice Elisabetta Graceffa (“Il Campone”).

Il rifugio “Vittorio Putti”, posto accanto al seminario Arcivescovile di Bologna, nei pressi dell’Ospedale Rizzoli e del complesso di San Michele in Bosco, è singolarmente ed intrinsecamente incoerente in quanto luogo sotterraneo  posto sulla collina più alta di Bologna.  Il rifugio è formato da due lunghe gallerie  che si snodano dopo un breve tunnel che si avvia dall’ingresso principale. In questo punto di incontro e di separazione sono  collocate due opere di grande formato di Andrea Abati e di Guy Lydster poste organicamente in rapporto fra loro.

Nel tunnel che si snoda a sinistra, lungo le pareti si trovano le fotografie di Andrea Abati della serie “I luoghi del mutamento”, ispirate alla demolizione di fabbricati industriali, e della serie “La forza della natura”, delicato lavoro sulla vegetazione dei luoghi colpiti dal terremoto. Lungo questo tunnel, si aprono due ambienti, un’infermeria ed una sala operatoria, che tradiscono la storia del luogo, e dove si trovano rispettivamente tre piccole opere dei tre autori e altre foto di un recente lavoro dell’Abati sulla demolizione di un edificio destinato ad ospedale.
In fondo al tunnel, nel luogo più recondito e profondo del rifugio, viene proiettato il video di Paolo Quartapelle, che intende così segnare con un suo contributo site specific, intimo e personale.
Nel ripercorrere a ritroso la memoria e il tunnel si torna all’indotto che conduce al secondo tunnel. Lì sono collocati i disegni di grande dimensione sul tema dell’acqua dello scultore Guy Lydster, che ci accompagneranno verso due ambienti di straordinaria bellezza posti in fondo al tunnel, prima dell’uscita.
A sinistra, la cava di arenaria risalente almeno al 1700, ove sono collocate direttamente sulla terra, un gruppo di opere scultoree di Guy Lydster in creta raku bianca.
A destra un grottesco settecentesco, ove le pareti e la volta sono costellati di blocchi sporgenti di arenaria. In questo suggestivo ambiente sono collocate due importanti sculture di Guy Lydster, “Il Fiume”, in pietra serena, e un “Headscape” mai precedentemente esposta, in creta marrone.

Arricchiscono il progetto espositivo due conversazioni: un talk con Vittoria Ciolini di Dryphoto che presenta il progetto Piazza dell’Immaginario, una specifica modalità di lavoro che in questo caso ha visto la messa in moto, attraverso lo strumento dell’arte, di uno sviluppo partecipativo di pianificazione che ha permesso ai residenti di co-determinare il design della città; e un incontro condotto da Walter Guadagnini che chiama gli artisti a illustrare il proprio lavoro e discuterne insieme al pubblico.

Passaggi
artisti Andrea Abati, Paolo Quartapelle, Guy Lydster
progetto  Elisabetta Graceffa e Paolo Quartapelle
testo critico  Milena Naldi
sede:  Bologna Rifugio Antiaereo 1942 Vittorio Putti, presso Seminario Arcivescovile, Villa Revedìn, piazzale Bacchelli 4, Bologna

inaugurazione  5 luglio ore 18:00
date 6 luglio / 6 settembre
orari luglio aperto da giovedì a domenica ore 17/21
(agosto chiuso; apertura straordinaria  solo giorni 14 e 15)

11 luglio ore 18 Piazza dell’Immaginario talk con Vittoria Ciolini
19 luglio ore 18 talk con gli artisti condotto da Walter Guadagnini

foto: Andrea Abati, Sarajevo, #1, 2018
dalla serie La guerra è anche un modo d’imporre un’altra lettura delle sensazioni, un’azione sull’immaginazione altrui?
stampa digitale Lambda su carta Archive Crystal, dibond

Andrea Abati nella mostra So·la·stal·gi·a
22 – 28 novembre 2019
Mattatoio Roma

Il termine solastalgia coniato nel 2003 dal filosofo australiano Glenn Albrecht, è utilizzato con frequenza crescente in ambito medico per indicare il malessere fisico e psicologico causato negli individui dai cambiamenti ambientali. Se la nostalgia si manifesta a seguito del distacco dell’individuo dal proprio ambiente e dai propri affetti, la solastalgia si verifica nel momento in cui gli individui assistono impotenti all’alterazione radicale e peggiorativa del proprio habitat. È una forma di straniamento e malinconia che si innesca quando il bisogno di sentirsi al posto giusto, a casa, è stato violato: in pratica, quando l’ambiente in cui si vive diventa estraneo o ostile.

Solastalgia è un evento al tempo stesso espositivo e informativo che si svolge attraverso: l’esposizione di opere di artisti contemporanei italiani e internazionali che esplorano il tema del disagio provocato dall’insostenibilità delle pratiche ambientali e sociali. Daranno forma visiva alla solastalgiaAndrea Abati, Michele Amoruso, Mario Cruz, Paolo Della Corte, David Ellingsen, Isabelle Hayeur, Claudia Pajewski, Laura Pugno, Alessandro Toscano; la condivisione di contributi di personalità accademiche (psicologi dell’ambiente, sociologi, antropologi, architetti) sull’attualità della relazione tra ambiente ed esseri umani, nonché di rappresentanti di istituzioni culturali e museali sull’individuazione e la pratica di modelli alternativi di sviluppo nel sistema dei beni culturali.

A cura degli studenti della IX edizione del Master in Management delle Risorse Artistiche e Culturali
promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e dalla Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM
realizzata in collaborazione con l’Instituto Camões e l’Ambasciata del Portogallo in Italia

Foto:
Andrea Abati
da Atlante Italiano007 Rischio Paesaggio,
Energie in cielo,
Torre del Sale, Piombino, Livorno
2007
Stampa a getto d’inchiostro
Courtesy MAXXI_ Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo/ ARCHITETTURA, Collezioni di fotografia. Progetto “Atlante Italiano007”

Andrea Abati è stato il protagonista del secondo incontro aperto al pubblico dedicato alla fotografia e ospitato dal Centro Pecci nell’ambito del progetto “Caleidoscopio. Sguardi cangianti”.

Nel video del Centro Pecci la registrazione dell’incontro pubblico di Abati.