Etichettato: 2012

Migranti: 1995-2018

Nel suo percorso artistico e professionale Abati ha incontrato a più riprese non solo il cambiamento del paesaggio, ma anche l’attenzione all’avvicendarsi delle genti concentrando la sua attenzione sul tema dell’immigrazione. A “I Luoghi del Mutamento” appartiene infatti anche una serie di immagini, volta a individuare i cambiamenti in atto nel tessuto sociale. Abati ha fotografato alcune persone appartenenti alla comunità del Corno d’Africa; la loro particolarità è che sono contemporaneamente italiani e non italiani, nati ovvero all’estero ma da genitori italiani, frutto di matrimoni misti o della loro discendenza, e che si sono stabiliti a Prato o nei dintorni. Spesso la ragione del loro vivere in Italia è legata o alla perenne guerra tra Eritrea ed Etiopia, una guerra inutile e crudele, spesso dimenticata. Le persone ritratte sono quasi a voler suggerire i movimenti di oggi e di ieri degli uomini sul territorio e aprono la visione emozionale su ambiti che spesso ci rimangono estranei e incomprensibili. Le immagini ci parlano di emigranti o meglio di uomini alla ricerca delle proprie radici.
Frutto dell’attenzione di Abati verso i temi sociali è anche la collaborazione alla “Prato China Guide”, un viaggio culturale nella “Prato cinese”, area in cui si conta la più alta concentrazione in Italia di cittadini provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese. Il volume è stato realizzato nel 2005 dal gruppo di Renshi.org, di cui Andrea Abati è stato uno dei fondatori. Oltre ad indirizzi e descrizioni di negozi, ristoranti e servizi gestiti dalla comunità cinese, pone l’attenzione su “interviste-confessioni” di giovani cittadini che raccontano le loro esperienze di integrazione o emarginazione.

I Luoghi del Mutamento, 1988-2018

La serie dal titolo “I Luoghi del Mutamento”, iniziata nel 1988 e ancora in corso, è indubbiamente il progetto di maggiore complessità e anche il più noto: una serie di immagini di grande formato dove urgente è l’attenzione al paesaggio industriale contemporaneo e i mutamenti della realtà sociale. Nelle fotografie della serie “I Luoghi del Mutamento”, Abati ha voluto come luogo di indagine Prato, la sua città natale, nella quale l’intrusione dell’industria nel contesto cittadino è forte e evidente.
Abati ha fotografato la demolizione e ricostruzione di edifici industriali di Prato, dandone una visione lucida, serena e apocalittica, come quasi rovine di guerra, creando immagini dai colori stridenti, che fanno emergere i contrasti dei volumi e danno nuova linfa agli spazi industriali. “Abati applica…il disagio del colore, dalle acidità virate in toni ansimanti e perplessi.”, afferma il critico d’arte Flaminio Gualdoni, sono infatti proprio i colori a caratterizzare i luoghi del mutamento. Colori notturni, acidi e abbaglianti, apparentemente artificiali.
La rapidità, che le necessità della società contemporanea impongono alla produzione e al ritmo del lavoro, fa sì che la realtà industriale sia uno specchio fedele dei cambiamenti in atto. Gli stabilimenti, colti nella dimensione di cantieri aperti o di architetture allo stato di abbandono, acquistano in tal senso una valenza particolare, sono espressione di uno stato nel quale velocemente passato, presente e futuro si intrecciano e velocemente si danno il passo. Fissare con la magia dell’obiettivo fotografico il processo del mutamento permette di cogliere atmosfere, elementi naturali e non, che sarebbero altrimenti negate alle nostre possibilità percettive.